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L’IMPIANTO IUXTA-ENDOSSEO OSTEOINTEGRATO IN TITANIO

Cliniche Italdent

11 marzo 2016 - Scritto da Cliniche Italdent

 Una metodica che permette di risolvere la quasi totalità dei casi di mancanza di denti con deficienza ossea.

Realizzazione dell’impianto: da una TAC multislice 64 si ricava il modello stereolitografico dell’osso del paziente. Il modello mette in evidenza gli spessori dell’osso con le sue sporgenze e rientranze e le zone della superficie più idonee all’ancoraggio dell’impianto. Questo, disegnato dall’implantologo con estrema precisione sul modello stereolitografico, consta di due barre divaricate (nel superiore: interna o palatale, esterna o vestibolare; nell’inferiore: interna o linguale, esterna o vestibolare), che sono unite da pilastri su cui viene montata la protesi. Una volta fuso in titanio, sottoposto a radiografia di controllo e sterilizzato, è pronto per l’applicazione intorno all’osso. L’impianto viene quindi posizionato e ricoperto con la sostanza osteoinducente, segue la sutura della fibromucosa. L’intervento è breve e non invasivo, non richiedendo la trapanazione dell’osso ma soltanto la divaricazione della fibromucosa gengivale, per cui è sufficiente una leggera anestesia locale con sedazione venosa, che induce nel paziente sensazione di rilassamento e di benessere. I primi impianti iuxta venivano eseguiti con la doppia apertura della fibromucosa: la prima per l’impronta dell’osso, la seconda per posizionare l’impianto. Con il modello stereolitografico la metodica è semplificata: si evita il primo intervento per la presa dell’impronta. Inoltre, con l’applicazione della sostanza osteoinducente la fibromucosa non si accolla più direttamente sul metallo dell’impianto ma sulla sostanza stessa, che fa da diaframma proteggendo l’impianto da infiltrazioni batteriche e bloccandolo sull’osso con l’osteointegrazione.

L’impianto iuxta-endosseo-osteointegrato come alternativa agli impianti endossei: anche dopo il loro fallimento:gli impianti endossei (viti) sono un ottimo mezzo implantologico, ma non possono essere inseriti dove l’osso è sottile, non essendovi abbastanza supporto osseo intorno per contenerli, o nella zona dei molari dell’arcata inferiore, se l’osso è basso e si rischia di compromettere il nervo mandibolare provocando l’insensibilità permanente del labbro. Inoltre, l’osso in cui vengono inserite le viti deve avere una midollare perfetta, non osteoporotica né vacualizzata, poiché questa è già normalmente meno consistente della corticale, su cui invece viene applicato lo iuxta-endosseo-osteointegrato. Pertanto, mettendo a confronto l’osteointegrazione dell’impianto con viti e dello iuxtaendosseo-osteointegrato, nel primo caso è l’osso del paziente che deve attivare l’osteointegrazione per inglobare la vite, attività che potrebbe anche non verificarsi, determinando il rigetto della vite. Infatti è consigliabile un periodo di attesa per accertare l’avvenuta osteointegrazione dell’impianto prima di utilizzarlo. Nel secondo caso siamo noi operatori che induciamo l’osteointegrazione dell’impianto con le sostanze osteoinducenti.

Questa metodica ha quindi registrato una notevole evoluzione nei diversi periodi, grazie ai mezzi messi a disposizione dalla ricerca tecnologica, e pertanto ora riteniamo di poter impiantare con successo la quasi totalità dei casi, anche quelli con osso deficitario.